Fare l’insegnante oggi non è più come una volta.
Altro che mesi di vacanze e mezza giornata di lavoro……ma chi continua a propagandare queste assurdità'?
Essere docenti oggi significa fare una professione stressante e faticosa.
E’ ormai diventato difficile riuscire a superare quel livello di autostima,il più basso della storia, causato da un insieme di situazioni nuove o che risultano ormai consolidate.
- In base alla manovra economica del luglio scorso sono state aggregati Istituti e soppressi posti di Dirigenti;diversi Istituti inoltre sono stati affidati ad un Reggente.
- i Dirigenti dell’ “azienda scuola”sono diventati i più soggetti a responsabilità
- ci sono stati ulteriori tagli ai Comuni, per cui non sono più garantiti tutti quei servizi di supporto alla scuola,ormai consolidati da anni
- è aumentato il numero dei bambini per classe
- sono diminuiti gli insegnanti di sostegno
- nella scuola primaria non esiste più il tempo pieno,ma al massimo le 40 ore,se si è fortunati.
- la complessa organizzazione oraria, dovuta all’organico ridotto,riduce notevolmente la possibilità di gestire le disclipline di competenza con il giusto rigore e tempo.
- siamo costretti a fare un continuo andirivieni causato da spezzoni e da difficoltosi incastri
- siamo l’unica categoria di lavoratori che passa serate intere a correggere ,programmare e progettare
- le classi vengono affidate ad una moltitudine di docenti che si alternano
facendo venir meno il contatto costante con gli allievi . - siamo nella fase di una progressiva perdita di identità e libertà professionale che deve tener conto della condivisione fra persone che hanno comunque una propria modalità operativa.
- vi è una evidente difficoltà nel riuscire ad incidere in modo significativo sull’educazione.
- nessun lavoratore ha mai avuto una così grande responsabilità civile e penale come gli insegnanti e per di più con un normalissimo stipendio bloccato da anni
- si è verificato un cambiamento radicale del rapporto docenti-genitori;è diventato difficoltoso condividere il progetto educativo, i rapporti si sono inclinati e paradossalmente,pur essendo entrati a far parte nella gestione della scuola,i genitori lamentano le scelte adoperate e polemizzano in modo infruttuoso sulle decisioni prese.
Spesso ci si imbatte in famiglie deboli socialmente o culturalmente,instabili per i più svariati motivi e se da una parte la famiglia dovrebbe concorrere all’educazione,dall’altra si denotano atteggiamenti ansiosi e a volte ostili verso l’intera comunità scolastica.
Una volta in ogni famiglia c’erano più bambini e si riuscivano a gestire e a far crescere ,nonostante tanti problemi;certo mancavano tante cose fondamentali ,ma non certo l’educazione ed il rispetto.
Oggi anche famiglie con un solo bambino fanno fatica a gestirlo e di norma lo affidano a più persone che concorrono in modo disequilibrato alla sua educazione.
Questa situazione aggrava notevolmente la gestione non solo dei rapporti con gli insegnanti ma della stessa didattica,dell’obbligo scolastico,divenuti purtroppo ultimi in una scala fatta di priorità ,dove al primo posto ci sono i divertimenti,lo sport e gli svaghi di qualsiasi natura.
La nostra immagine ed il nostro operato sembrano vanificati,e ciò deprime a tal punto da non trovare più l’entusiasmo di chi ancora crede in questa professione.
Questi sono solo alcuni dei punti che hanno modificato la professione docente oggi.
Considerato poi l’altissimo numero di docenti donne e l’età media, che si aggira intorno ai 50 anni, si può quindi ritenere che la professione docente è ormai divenuta stressante.
Vorrei infatti ricordare che essere donna significa purtroppo avere anche una miriade di altre responsabilità in famiglia ed avere difficoltà gestionali tali da farci perdere completamente la nostra identità di donne.
Spesso siamo in preda ad esaurimenti o stati depressivi, causati dalla difficoltà nel gestire ogni cosa in modo appropriato.
Ritengo quindi che la decisione di equiparare l’età pensionabile delle donne a quella degli uomini non sia assolutamente giusta,perchè arrivare a 65 anni in queste condizioni è impensabile.
La nostra pazienza è al limite,i nostri continui appelli restano inascoltati:siamo anche noi INDIGNATI,indignati di una scuola che non è più gestibile e accettabile e perchè alla fine ci si dimentica della cosa più importante,dei NOSTRI BAMBINI!!!!!

























Hai ragione Lella, ti capisco e tanto...
RispondiEliminaForza e coraggio...per i bambini e per te...!
Sono anch'io qui...arrabbiata, ma sempre innamorata del mio lavoro;)
RispondiEliminapenso che tu abbia non una, ma mille ragioni di essere arrabbiata. Leggendo non ho potuto esimermi da ritornare con il pensiero a tanti anni fa quando giovane maestrina, piena di entusiasmo e di ideali mi godevo la mia pluriclasse di 6 classi, autonoma, indipendente, legata solo ad un bellissimo rapporto con i miei bambini,in una scuolettina a duemila metri.....un altro mondo purtroppo sparito per sempre.
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